OCRA/ARCHIVIO
Studies on the European Avant-Gardes




A PROPOS DE BEN
di Sandro Ricaldone

Affrontare - in prospettiva - la figura di Ben non è certamente cosa semplice, stante la durata (e la multiformità) della sua presenza nel campo dell'arte (o della "non-arte", magari re-istituita come arte). Ad una prima, anche superficiale, disamina del suo lavoro, appare evidente la qualità pionieristica dell'impegno che Ben ha sviluppato lungo direttrici che (con il tempo) si sono rivelate fondamentali nella pratica artistica contemporanea, come il neodadaismo (latamente inteso), Fluxus, il concettualismo, la performance e la body art. Risulta, d'altronde, altrettanto evidente come la posizione dell'artista (i cui interessi più vivi, sotto un profilo tematico, appaiono essere quelli della natura - o forse dell'esercizio - dell'arte e del rapporto arte-quotidianità) sia rimasta - così come del resto quella di Fluxus, "accademia disorganica" - sostanzialmente eccentrica rispetto alle mode culturali imperanti, privandosi perciò della possibilità di ricevere, attraverso l'appiattimento nella cornice di una qualsiasi "corrente", quella promozione inerziale che ha consentito ad altri di accedere (volenti o restii che fossero) a clamorose affermazioni pubbliche.

Non è questa, probabilmente, la sede più idonea per ripercorrere analiticamente le tappe dell'iter artistico di Ben; rammentare però il senso di talune fra le sue oper/azioni più importanti può forse consentirci di convalidare l'affermazione che precede.Sembra, infatti, che gli esordi di Ben testimonino appieno l'autonomia e la continuità del suo tentativo: dagli oggetti (successivamente dilatatisi alle dimensioni dell"'armadio" e del "negozio") realizzati mediante un accumulo semigrottesco di pezzi trovati, in cui le ascendenze formali dada, surrealiste e lettriste sono sottomesse ad un nuovo spirito ironico, alle prime scritte con slogan estetici, sconcertanti per la loro lapidarietà ingenua che ne rafforza l'impatto concettuale; alle sculture viventi (espressione di un'estetica dell'appropriazione e della nominazione artistiche in cui si riqualificano i gesti più disparati, il calcio nel sedere così come la firma dei quadri altrui o di non importa cosa, e, conclusivamente, la presa di possesso dell'universo, la proclamazione dell'artisticità degli atti estremi dell'uomo, della nascita e della morte).

E così ancora : le scritte murali ('61) che riaffermano la prossimità dell'arte al vivere quotidiano, la deliberata paradossalità della pallina che "contiene Dio", la celebre auto-esposizione (durata 15 giorni) nella vetrina della Gallery One di Londra (62). Più avanti - pur continuando ad operare gli spunti già accennati (e numerosi altri, come la poesia e la musica totale) - l'attività di Ben si focalizzerà in una riflessione estetica, critica ed autocritica (la polemica sull'ego dell'artista e dell'uomo) condotta principalmente attraverso i suoi celebri "tableaux ecritures" ed (anche) con i testi teorici, conferenze, gesti e così via.

Da tutto ciò si può rilevare come sia stata l'irriducibilità di una impostazione personale (che giunge ad ammettere le proprie debolezze e le proprie contraddizioni) fondata su una disposizione attiva e ludica e su una retorica della provocazione (ironia, slogans, paradosso, auto-esibizione), oltre al radicamento in una situazione locale (Nizza) di cui si è fatto - come già di Fluxus - difensore e promotore, a confinare Ben fra gli artisti storicamente importanti, ma non decisivi (ruolo attribuito invece, ad esempio, ad un. autore più plateale e misticamente sfuggente, ma - probabilmente - non più significativo, come Beuys).

Tuttavia anche per chi rimane deciso sostenitore di Ben e della sua opera, ed attribuisce un segno positivo alla sua "strategia prossima alla confusione" (Lascault), alla sua arte semplice e diretta, non è possibile non rimarcare come - a dispetto delle intenzioni stesse dell'artista che ha concentrato il proprio interesse sul "nuovo" e sull"'idea" - nella sua indagine su questo o quel tema sia tal volta presente un. eccesso di sistematicità che ne riduce la forza e l'accosta, in certo qual modo, all'esercitazione. Analogamente, la sua (dichiarata) discendenza concettuale da Duchamp, Dada, Cage (non eccessiva), Klein, Arman, George Brecht, alla distanza si fa più sensibile (sebbene appaia ingenerosa l'affermazione secondò la quale Ben non giungerebbe ad. offrirci che una "versione edulcorata e snobistica di Dada") e dalle rievocazioni di gesti già compiuti (vedi la serie di manifestazioni Fluxus International & Co.) e da talune opere recenti emerge una stasi creativa che, come già nel '74 notava Hervè Fischer, Ben stesso ha sarcasticamente riassunto nell'equazione "arte = esaurimento di tutte le possibilità".

In questa fase di ripiegamento e d'incertezza (che non sono soltanto sue, ma, per così dire, di tutta la scena artistica di questi ultimi anni, segnati dal boom di fenomeni falsamente creativi ed ingenui) Ben è venuto accentuando il suo impegno di organizzatore di "scambi culturali" (i revivals Fluxus, già ricordati, la mostra "Nizza in Berlin" ecc.) e, come già si è accennato, di difensore delle culture minoritarie (in particolare di quella occitanica). Ma questo, per valido che sia, non è esattamente quanto ci attendiamo da quell'artista "vario, arguto, malizioso, imprevedibile come nessuno (Barilli) che Ben è; da lui dovrebbe venirci piuttosto una nuova manifestazione di quell'attitudine critica permanente" che se anche necessita di strumenti espressivi rinnovati, diversi dalla "gadgeteria" duchampiana, che iniziano ad intravedersi negli esercizi a margine delle nuove ondate della figurazione violenta e punk dei giovani berlinesi e delle suggestioni transavanguardistiche, in cui, come accenna Bernard Lamarche-Vadel, si insinua sottilmente il dubbio sull'essenza totalitaria del valore che si annette a questa forma che già, così in fretta, diviene stile" - costituisce comunque il tratto più proprio ed interessante di colui che (un. po' da clown, un. poco credendoci) ha osato definirsi come "il più forte" fra gli artisti contemporanei.