OCRA/ARCHIVIO
Studies on the European Avant-Gardes




MALAVAL EN PAILLETTES
di Sandro Ricaldone

Tracciare - oggi - un profilo della vicenda personale ed artistica di Robert Malaval appare due volte difficile : in primo luogo per la ancor limitata notorietà all'estero (benché recentemente sue opere siano state esposte a New York da Yves Arman) che rende indispensabile riprenderne, sia pure per sommi capi, l'intero percorso; di più, forse, per il fatto che il personaggio rappresenta - con le sue vicissitudini ed i suoi atteggiamenti - un paradigma delle esperienze cruciali attraversate negli ultimi vent'anni dalle generazioni dei giovani (citiamo qui alla rinfusa : rock n' roll - LSD - una certa forma di disadattamento che è anche rifiuto, protesta - l'arte praticata rinnegandone, a un certo punto, il carattere professionistico e, alla fine, il suicidio), ciò che comporta il rischio di scivolare, scrivendone, nel luogo comune, o, peggio, nel feuilleton.

Della sua evoluzione (ma il termine è improprio) nel campo dell'arte lui stesso diceva ch'era stata così zigzagante e sinuosa da fargli smarrire la memoria dei singoli episodi, in particolare dei primi. All'inizio, comunque, si pongono le tele realizzate intorno al '60 in un atelier nelle Basses-Alpes, nelle quali un fondo semi-informale si coniugava ad accenni di figurazione antropomorfica ("Apparition grise et blancatre", '60) e ad una sperimentazione materica ("Improvisation sur un theme poussiereux", '61) destinata ad. espandersi, per spontanea secrezione, oltre i limiti del quadro, sino a dar vita all'Aliment Blanc, specie di elemento invasore capace d'inglobare con la sua massa amorfa qualsiasi tipo d'oggetto: dalla zuccheriera alla classica poltrona Luigi XV.

Senza voler tracciare un preciso quadro di riferimenti (Malaval ha più volte insistito sull'autonomia dell'invenzione) si potrebbe collocare l'Aliment Blanc in un'area che sta fra gli oggetti surrealisti (per la chiara connotazione simbolica) e le colate di Cesar (ed anche, forse, vicina a certe successive esperienze dell'Arte Povera). Nell'atmosfera rivacizzata dall'affermazione del Nouveau Realisme (da cui, ad ogni modo Malaval rimarrà sempre appartato, anche dopo essere entrato in contatto con il coté nizzardo del movimento e nonostante l'ammirazione professata per Martial Raysse) il successo trasforma l'artista (allora influenzato, fra l'altro, dalle teorie di Warhol in proposito) in un dandy perennemente vestito di bianco, capace di nutrirsi esclusivamente di cibo bianco ecc.

Maturava intanto, però, un ulteriore dilatazione della consistenza metaforica dell'Aliment Blanc nel progetto di un gigantesco percorso attraverso il Parco di Saint-Cloud (1966) o nell'ambientazione improbabile studiata per il Carnevale di Nizza. Poi, d'improvviso, una svolta stilistica radicale (i quadri rosa e malva esposti da Yvon Lambert nel '67) e subito dopo, con la partenza per il Marocco, un distacco dalla pittura durato, più o meno, quattro anni. Dopo questo intervallo, un periodo caratterizzato da un interesse crescente per la musica rock, che lo conduce ad incontrare i Rolling Stones, su cui scriverà un libro rimasto senza editore e lo stimola, a realizzare, su un versante in apparenza più colto, l'evento "Transat-Marine-Campagne" (1971) trasposizione della spiaggia in ambiente cittadino, con i pavimenti dello CNAC coperti di sabbia, vento fra le tende, sedie a sdraio, flippers e juke-boxes, il tutto percorso dai suoni del mare e degli uccelli. E altri progetti d'intervento nell'ambiente : la sonorizzazione del metrò mediante la diffusione del canto dei grilli; la soppressione del frastuono delle auto nel quartiere ipermoderno della Defense,_da sovrastare con il rumore delle onde.

Parallelamente elabora una serie di disegni e dipinti volutamente semplici e vivaci, intitolati "Peinture fraiche", "Multicolor", "Poussière d'etoiles" che legandosi alla passione per il rock, cui poco sopra s'è fatto cenno, daranno vita ai cicli, violentemente colorati, denominati "Kamikaze - fin du monde" (1975), "Sulfuric Rock" o, ancora, "Kamikaze Rock" in cui inizia ad impiegare, con effetti sorprendenti, lustrini multicolori. Si avvicina così ad una pittura gestuale che enfatizza nell'esecuzione pubblica delle sue opere, come accadeva in occasione della mostra alla Maison d'Art et de Culture di Creteil (1980), che ha costituito, forse, il suo più vivo successo, inducendo Maiten Bouisset a scrivere: "non v'è nulla, qui, che appartenga all'immutabile, ma - al contrario - tutto sembra disponibile alla metamorfosi, ogni forma appare sul punto di disfarsi per riprodursi al trovo, in altro modo, sotto l'impulso del tempo, forse dl un giorno o di un anno".

Sta per chiudersi, a Nizza, una mostra che raccoglie queste ultime prove e i disegni di "Pastel Vortex" già esposti, armi fa', alla Galleria Sapone. Fra i quadri presenti (non tutti bellissimi, ché alcuni, rimangono allo stadio d'improvvisazione o d'abbozzo) e specialmente guardando le tele appeso al soffitto, viola ed oro, blu o verdi ed oro, o fissandosi sulla parete di fondo, dominata dal negativo/positivo di nero ed argento, - si percepisce come un effetto di levità o, secondo la felice espressione di Claude Fournet, un "brassage galaxique" che, nel luogo ove appena il mese scorso erano esposte le prove (stereotipate, salvo poche eccezioni) dei "novissimi" francesi (e c'è da augurarsi che il consenso di cui attualmente godono non li induca a perseverare in quello stile), mostra un punto di fuga, una prospettiva che, senza cessare di avere rapporto con i fermenti dell'epoca, riesce a proiettarsi in una dimensione ulteriore.